Menu

«Se diventassi Disabile anche io?» n. 4 / Eleonora Goio, tornare al passato per vivere il presente e guardare al futuro

0

Eleonora Goio – donna, madre, professionista, viaggiatrice, fotografa e scrittrice per passione, autrice di libri e poi un giorno Disabile viaggia nel tempo e immagina il suo rapporto con l’argomento disabilità per sensibilizzarvi sull’iniziativa «Se diventassi Disabile anche io?».

Chiedersi «Se diventassi Disabile anche io?» è tanto importante da spingere Eleonora Goio, che è già Disabile, a ripercorrere il cammino della propria vita e ricordare qual è stato il suo rapporto con la disabilità prima di entrare nel Club Disabilité a causa di un’operazione al cervello.
Eleonora Goio è donna, madre, professionista, viaggiatrice, fotografa e scrittrice per passione, autrice di libri e poi un giorno Disabile. Le varie esperienze, ciò che è Eleonora è stato frutto di un cammino che vi spiegherà lei stessa nel testo che ci propone per «Se diventassi Disabile anche io?».

La domanda è talmente importante da indurre una persona già Disabile a ricordare cosa essa stessa pensava del D-Mondo quando ancora era titolare del 100% delle sue capacità residue. Nei prossimi giorni ricorderemo alcuni eventi accaduti quest’estate di cui non abbiamo parlato perché ci siamo presi un po’ di relax. Gli episodi di cui tratteremo forse non sarebbero successi o si sarebbero manifestati in maniera differente se da tempo le persone – tutte – avessero iniziato a chiedersi «Se diventassi Disabile anche io?».

Ora vi lascio al testo dell’amica Eleonora che certamente vi indurrà a riflettere su più punti.

Avevo 20 anni quando entrai a stretto contatto col mondo dell’handicap: avevo passato la selezione per entrare nella Scuola di fisioterapia a Conegliano Veneto e all’epoca, siamo nel 1980, le persone con disabilità venivano chiamate ancora handicappati. Alloggiavo presso una famiglia con altri studenti e durante il giorno frequentavamo le lezioni presso La Nostra Famiglia (Brochure Conegliano PDF), un istituto gestito da suore laiche, dove vivevano quotidianamente ragazzi con gravi deficit sia cognitivi sia motori. molti dei quali erano stati abbandonati dalle stesse famiglie. Non ero riuscita in quell’occasione a resistere alla difficoltà di convivere e condividere le mie giornate di studio con quell’ambiente, che mi sembrava opprimente e ghettizzante. Durante la pausa pranzo – mi ricordo – venivo sovrastata dalle loro urla, forse di disperazione, a volte venivo aggredita verbalmente, ma non solo, e, quando seppi di aver vinto il concorso all’Isef abbandonai la scuola, perché pensavo sarei stata più utile nel campo della prevenzione che della riabilitazione. Avevo dovuto fare i conti comunque con la mia incapacità di capire quel mondo, che ritrovai, seppure in maniera diversa, nelle squadre di ragazzi delle colonie estive, come insegnante di educazione fisica. Iniziavano le prime forme di integrazione e, con mia sorpresa, mi ritrovavo a interagire con alunni down e/o con altre disabilità con grande naturalezza, sarà stato perché come materie integrative avevo scelto Psicomotricità o Educazione motoria nelle persone disabili, ma sembrava che il dialogo corporeo ci accomunava e riuscivamo ad entrare in sintonia e a comunicare.

Dopo quasi 15 anni come insegnante di educazione fisica mi offrirono l’opportunità di diventare insegnante di sostegno, nel frattempo era stata approvata la legge 517 ed era diventata operativa, così intorno alla fine degli anni ’90 mi sentivo “pronta” per accettare questa nuova sfida. Non fu assolutamente facile, feci molti corsi di aggiornamento, dovetti interagire con una serie di figure professionali, dall’assistente al logopedista, dallo psicologo allo psichiatra, ma soprattutto avvicinarmi ai miei alunni e alle loro famiglie con l’umiltà di comprendere caso per caso le problematiche legate ad ogni singolo deficit. Nel corso degli anni ho provato a cercare di mettermi, di volta in volta, nei panni di un sordo, di una ragazza spina bifida, di uno psicotico, di un autistico, di un ragazzo con la sindrome di Down, ovviamente impossibile se non lo si è effettivamente, ma con lo spirito di vedere con altri occhi le loro difficoltà e soprattutto le loro potenzialità.

Quando poi nel 2010 con un’operazione al cervello diventai veramente invalida e disabile a mia volta, mi resi conto a quel punto che tutte le precedenti esperienze mi erano servite a non trovarmi impreparata ad affrontare la nuova vita, che mi si presentava davanti. Solo allora potei realizzare quanto avevo imparato dal mondo della disabilità e che, se tutti noi, almeno una volta potessimo ipotizzare di diventare disabili, quasi sicuramente presteremmo molta più attenzione a tutte le problematiche che devono affrontare quotidianamente e saremmo più sensibili a tutta la splendida umanità che ci circonda.

Eleonora Goio

Grazie Eleonora!
La semplice domanda dalla quale ti sei fatta stimolare dovrebbe diventare un tormentone mediatico per far comprendere che ciò che è capitato a te è già capitato a molti altri e sempre continuerà a capitare. La Disabilità è un evento storico, dovremmo pensare a lei come ci preoccupiamo di non bere se dobbiamo metterci alla guida o come tutto ciò che cerchiamo – o speriamo – di evitare ben consapevoli che potrebbe accaderci qualcosa che ci cambierebbe la quotidianità da quel momento in poi.
Rinunciare al bicchiere di troppo può salvare la nostra vita e quella di altre persone. Pensare che potremmo diventare Disabili ci permetterebbe di progettare un mondo realmente evoluto e pensato perché sia utilizzabile da tutti: normodotati e Disabili.

Inviateci la vostra immaginazione, le vostre storie rispondendo semplicemente alla domanda: «Se diventassi Disabile anche io?»

Condividi

A proposito dell’autore

Carlo Filippo Follis

Sono nato il 25 febbraio del 1963 ed a 23 anni ho coronato il mio primo sogno d'impresa: un'attività commerciale che durò per circa vent'anni. Dopo un periodo sabbatico fondai nel 2009 Ideas & Business S.r.l. che iniziò la sua opera come incubator di progetti. Nel 2013 pensai di concretizzare un sogno editoriale: realizzare un network di testate online. DisabiliDOC.it è la seconda testata attiva dal 16 febbraio 2015. Altre già pensate e realizzate prenderanno vita pubblica nei prossimi mesi. Per ora scrivo per passione come per passione ho sempre lavorato per giungere alla meta.

Partecipa

  • Lascia un commento

  • Commenti su Facebook

  • Commenta tramite Google+

    Powered by Google+ Comments