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#Coronavirus: riflessioni su una emergenza che rischia di dimenticare i Disabili

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Sebbene i Disabili siano stati, negli anni, ribattezzati «Diversamente Abili» prima e «Persone con Disabilità» poi, le loro “dipendenze” per ridotte capacità residue non sono diminuite. Cosa significa Coronavirus per il D-Mondo? Fra maggiori rischi e altre problematiche la narrazione di preoccupanti sensazioni.

Questo articolo non vi racconterà verità scientifiche o di altra natura. Sarà invece la narrazione molto personale di come un Disabile oggi 57enne ha percepito il dramma Coronavirus senza però sentirsi mai ribattezzato nella categoria di appartenenza come «Diversamente Abili» prima e «Persone con Disabilità» poi.
Cercherò di domare le parole per educazione, mi scuso però in apertura per eventuali eccezioni che definiranno meglio la realtà. Una realtà che faccio iniziare all’estero durante una breve vacanza in Marocco.

Tutto cambiò in poche ore

Dal 15 al 29 febbraio sarei stato ospite ad Agadir, Marocco, a casa di Maryam mia Assistente Personale, Amica e “Angelo custode” di una realtà non autosufficiente. I biglietti aerei si comprarono ad ottobre 2019 per sfruttare una vantaggiosa offerta.
Avrei lasciato il mio Paese, l’Italia, in un momento che era già delicato, ma che non appariva drammatico come si sarebbe rivelato. Era un’Italia politicamente già schizofrenica nei confronti del Coronavirus. Si erano già cancellatiti i voli da e per la Cina che si rivelò essere una follia.
Per lavoro, soprattutto, viaggiai in Corea del Sud e Cina fra il 2009 e il 2011/12 e lo feci cercando di risparmiare sui voli tant’è che il primo viaggio ci fece partire e ritornare da Parigi. Forse però nessuno al Governo conosce Expedia o portali simili che ti permettono di ottimizzare il viaggio.

Partimmo per il Marocco quando i voli da e per la Cina erano già riattivati.
Quando sei in vacanza, tanto più se non ci vai da anni, vuoi staccare la spina e quindi non mi preoccupai di guardare i TG italiani per circa 3 o 4 giorni, fino a quando qualcosa ruppe la spensieratezza di due vacanzieri coccolati da tutta la famiglia di Maryam e non solo.
Maryam ricevette un messaggio su WhatsApp dell’amica Aicha che ci invitava a non tornare in Italia perché il Paese che avevamo lasciato ci veniva descritto come un lazzaretto di manzoniana memoria.

Com’era possibile tutto ciò? Era verro? Era falso?

Non dimenticherò mai gli sguardi di papà Mohamed e mamma Mbarka che ci chiedevano: «Non tornate in Italia, restate qui! La casa c’è…»

Non tornare sarebbe stato complicato, costoso e complesso per molti motivi.
Iniziammo a seguire i video su YouTube di Nicola Porro che tramite la sua “Zuppa di Porro” ci teneva quotidianamente informati; a quei video si aggiunsero quelli di ByoBlu oltre a una miscellanea di video di privati cittadini.

Come si poteva essere passati da pochi casi a 123 se non ricordo male in pochi giorni? Cos’era successo? Verità o menzogne?

Decidemmo di ritornare in Italia anche per capire cosa stava capitando.

Dai sorrisi alle mascherine

Eh, già. Partimmo sorridenti e tornammo sempre sorridenti, ma sul nostro volto c’era una mascherina protettiva. Pochi la indossavano, ancora meno erano gli addetti ai lavori dell’aeroporto di Malpensa. Tornammo di sera e chi ci venne a prendere ci parlo subito di un clima di esagerazioni. Ascoltammo dopo dei racconti che avremmo verificato il giorno dopo.

Una comunicazione politica schizofrenica iniziava a giustificarsi mentre buttava acqua sul fuoco, o quantomeno tentava di farlo. Era l’inizio di marzo. C’erano già zone rosse sotto il controllo dei militari. La stampa estera iniziava a descrivere l’Italia come un luogo dal quale era meglio stare alla larga. Il Sud d’Italia iniziava a rifiutare quei nordisti potenzialmente infetti in arrivo su pullman turistici e…

Le zone rosse composte da pochi comuni si allargarono poi a tutta la Lombardia e a diverse altre province italiane. Scattano forti limitazioni personali, si impongono regole che obbligano le persone a mantenere la distanza fra i soggetti e inibire comportamenti abituali come, per esempio, stringersi la mano. Si chiudono le scuole, i musei, i luoghi di culto, anche il calcio si piega difronte alla minaccia del contagio da Coronavirus e…

Fino a quando, ieri sera, il Premier Conte estende a tutta l’Italia la zona rossa con tutti i suoi vincoli. L’Italia chiude!

I Disabili?

Ci sono, ma forse sono stati dimenticati. Lo sono quando le cose vanno bene, vogliamo ricordarcene quando c’è un’emergenza pandemica globale? Credere nei miracoli e sperare di essere miracolati sono cose ben diverse.

Forse stiamo dimenticando che molte patologie, anche di malati terminali e non solo di Disabili, colpiscono l’apparato respiratorio aumentando così i rischi di un Coronavirus che si rivelerebbe più aggressivo e forse letale per molti soggetti.
Ho avuto l’onore di essere per quasi nove anni il presidente della sezione chiassose dell’Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare e quindi so bene cosa significhi per un soggetto distrofico – ma non solo – avere problemi respiratori e quindi – come dicevo – vivere dei maggiori rischi.

Il problema clinico non è l’unico per i Disabili non autosufficienti. Forse quello dell’assistenza è ancor più grave. È il rischio di vivere sulla propria pelle il Coronavirus che può contrarre chi ti assiste. È il dramma di un’eventuale abbandono per giusta causa che però nessuno ha previsto.

Molte e molti Assistenti Personali giungono da altri paesi. Io e Maryam eravamo ancora in Marocco quando vennero diffusi dei messaggi audio e video che invitavano diverse comunità a lasciare l’Italia per mettersi al riparo dal contagio del Coronavirus.

Cosa sarebbe successo se vi fosse stata una massiccia adesione a questa emergenza?
Chi ci avrebbe lavato, vestito, sfamato e…

Si dice che non è il momento delle critiche. Balle!
Quando mai il politico italiano ha sfruttato un’emergenza per formulare un codice d’emergenza che interessi sanità, fisco, economia, ambiente, edilizia e…? Mai!

Quante volte il politico strumentalizza l’emergenza per esaltare la propria fazione? Sempre!

Quanto vale un Disabile nell’ambito dello scenario attuale? Nulla!

Il Disabile è però anche un Cittadino, passiamo quindi a considerazioni di carattere generale che però manterranno l’attenzione sulla nostra categoria.

Giorni di inusuale follia

Quanti Governi nel mondo hanno preso le misure che il nostro ha già trasformato in Decreti Legge? Siamo certi di essere gli untori d’occidente?

Governare un’emergenza è certamente difficile, il buon senso potrebbe però essere una buona barra per un timone con le idee più chiare.
È indubbio che tutti i luoghi di aggregazione possono essere proprio quelle realtà in cui si diffonde più velocemente l’eventuale contagio. È però anche vero che non tutti i luoghi di aggregazione si possono considerare uguali. C’è una bella differenza, per esempio, fra una scuola e uno stadio con tifosi urlanti e quindi sputacchianti.

Era proprio necessario chiudere le scuole? Non era meglio coinvolgere anche società private e/o esercito affinché si gestissero da punto a punto i trasferimenti degli studenti che sarebbero rimasti a scuola sino alle 18 per poi tornare a casa?
Non era meglio investire su questi maggiori costi e, per esempio, evitare una transumanza di studenti forzatamente vacanzieri da Nord a Sud?
Non poteva essere vietato lo spostamento degli studenti da regione a regione?

Siamo certi che la chiusura dell’Italia non derivi proprio, o in gran parte, dall’incoscienza di molti studenti universitari desiderosi di farsi una vacanza da mamma e papa?

Per coloro che hanno un briciolo di consapevolezza dev’essere risultato inquietante assistere ieri sera alle parole del Premier Conte che definiva l’Italia intera come zona rossa. Eppure a “Stasera Italia” condotta da Barbara Palombelli vi sono stati due collegamenti con esimi Professori in ambito medico che hanno sconcertato ancora una volta lo spettatore. In altre parole, un Professore milanese – indipendente – ha chiaramente invitato tutti coloro che debbono uscire di casa a indossare la mascherina indipendentemente che si sia portatori del virus o soggetti sani; il secondo Prof. – consulente governativo del Ministro della Sanità – ha sbugiardato il collega affermando che solo gli infetti debbono indossare la mascherina.
Come direbbe il buon Nicola Porro «Toc, toc!»: come cazzo è possibile sapere se una persona è già contagiata oppure no? Supponendo che lo fosse, cosa cazzo ci farebbe in giro per l’Italia?
Bastano due neuroni per capire che il secondo Prof. o è incompetente o recitava una parte tecnico-politica estremamente dannosa per la salute pubblica!
Ci si può quindi fidare di un Governo che si avvale ti tecnici che invitano a non indossare la mascherina dopo che un intero Paese si chiude su se stesso per sopravvivere?

Non è possibile elencare le follie o le esagerazioni delle ultime settimane. Quindi, prima di concludere, voglio condividere con voi quello che forse i TG non vi racconteranno in quella chiave che vi sto proponendo.

L’Angelus di Papa Fancesco

Ci hanno sempre detto che questo Coronavirus si trasmette in forma diretta attraverso la ricezione della saliva nebulizzata del soggetto infetto che giunge alla nostra bocca e, forse anche, agli occhi. Il raggio del contagio è quindi variabile, ma dovrebbe rimanere entro i 2 metri. Se poi siete portatori del virus e starnutite in faccia a qualcuno, magari la vostra saliva è pericolosa anche oltre i 2 metri… ma questa è giusto un’ipotesi limite nelle mani di chi non si sa comportare?

Torniamo però all’Angelus di Papa Fancesco.
La finestra dalla quale il Santo Padre recita l’Angelus è posizionata a un piano alto di un palazzo del Vaticano che si affaccia su Piazza San Pietro. È quindi difficile immaginare che la saliva dei fedeli potesse raggiungerlo; nemmeno un atto voluto e spregevole avrebbe potuto raggiungere il volto del Papa.

Alloa perché recitare l’Angelus dalla biblioteca?

Io sono credente e quindi mi chiedo quale messaggio si vuole fare passare?
Ieri sera, non ricordo chi, rammentava come i luoghi di culto furono in passato luoghi di preghiera per chiedere a nostro Signore la fine della peste, del vaiolo o…

Cos’è quindi cambiato da allora ad oggi?
Penso che la risposta non ve la debba dare io nel rispetto di un credo che potreste avere oppure no.

In oriente disinfettano le strade

Mi hanno incuriosito delle immagini viste in un Video di ByoBlu. Dei camion cisterna affiancati e delle persone a piedi procedevano a disinfettare l’asfalto e i marciapiedi. Premesso che ogni forma di prevenzione è lecita e benvenuta, che senso ha disinfettare l’asfalto se il virus muore in assenza di un ospite?

Se invece è necessario, perché non vengono prese queste misure anche in Europa?

Quando l’economia crolla, dove si rintracciano i fondi per Disabili e non?

L’Italia oggi appartiene a una Comunità Europea che si potrebbe ribattezzare in Comunità dell’Euro. Una realtà che ha tolto il potere ai governi di stampare i soldi necessari a superare le emergenze.
Altri paesi con sovranità anche monetaria, come il Giappone, semplicemente producono il denaro necessario per superare i problemi. Proprio il Giappone ricostruì le aree distrutte dallo tsunami stampando gli Yen che occorrevano.

Bene, ieri ho appreso – spero sia una regola ancora vigente – che gli stati dell’Unione Europea è vero che non possono stampare le banconote; potrebbero però stampare le monete, quelle metalliche tanto per capirci. Tant’è che la Germania ha autoprodotto e messo in circolo una moneta da 5 euro. L’ha fatto anche l’Italia pare, ma in quantità di 20mila esemplari da collezione venduti a 15 o 20 euro; vorrei conoscere chi l’ha comprata…

Vogliamo risollevare l’economia in crisi? Ecco l’idea.

Realizziamo dei cofanetti con 400 monete da 5 euro e quindi del valore di 2.000 euro, recapitiamolo a ogni nucleo famigliare che si recherà poi in banca per depositarlo convertendolo quindi in moneta elettronica spendibile e/o prelevabile, i cofanetti sarebbero resi alla Banca d’Italia – o altra realtà gestore delle operazioni – e il mese successivo si rispedirebbero gli stessi cofanetti fino a emergenza finita e a situazione economica ristabilita.
Stessa tecnica per aziende che debbono pagare salari o contributi dei dipendenti in un periodo di riposo forzato.

Così si fotterebbe un ulteriore indebitamento dell’Italia attraverso un’azione prevista dalle regole della Comunità Europea! Non solo, si farebbero lavorare le imprese che gestiscono la logistica della merci, le famiglie potrebbero usare qualche denaro in eccesso, o tutti, per acquisti che non avrebbero forse fatto e che aiuterebbero le Piccole e Medie Imprese, l’Artigianato, il Commercio e forse anche l’Industria.

Tutto questo senza chiederci chi è ricco o chi è povero. Durante un’emergenza che chiude un paese i retaggi di quelle culture che contrappongono i ceti sociali devono soffocare sotto l’alito del buon senso.

Questa azione d’emergenza ha 20 giorni per essere gestita, se la regola europea non è cambiata l’iniziativa è fattibile.

In conclusione

Se non vogliamo chiederci se il Coronavirus è veramente arrivato dagli animali o è stato un errore umano nella produzione di una nuova arma biologica non facciamolo. È però doveroso reagire e non distruggere quanto sin qui creato!

Questo articolo vale per le idee personali che ho espresso, non voglio vendervi alcuna verità, mi basta sollecitarvi per condividere qualche riflessione visto che di Disabili in relazione all’emergenza non se ne parla molto.
Se sei Disabile e tieni al tuo futuro e non hai risorse unicamente tue, allora devi tifare per il Paese Italia perché solo un Paese economicamente forte può pensare anche a Te!

Chiudo salutando Nicola Porro che da due giorni e risultato positivo al Coronavirus e vi propongo la sua puntata di oggi della sua “Zuppa”, buona visione!

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About Author

Carlo Filippo Follis

Sono nato il 25 febbraio del 1963 ed a 23 anni ho coronato il mio primo sogno d'impresa: un'attività commerciale che durò per circa vent'anni. Dopo un periodo sabbatico fondai nel 2009 Ideas & Business S.r.l. che iniziò la sua opera come incubator di progetti. Nel 2013 pensai di concretizzare un sogno editoriale: realizzare un network di testate online. DisabiliDOC.it è la seconda testata attiva dal 16 febbraio 2015. Altre già pensate e realizzate prenderanno vita pubblica nei prossimi mesi. Per ora scrivo per passione come per passione ho sempre lavorato per giungere alla meta.

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