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Da uno studio Zurich emerge che i Disabili in età lavorativa sono 386 milioni

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Zurich: nel mondo 386 milioni di Disabili sono in età da lavoro. In Italia si pensionano da anni prima ancora che giungano alla realtà lavorativa.

Il mondo del lavoro per i Disabili non è solamente un diritto, è anche una necessità di vita volta alla loro inclusione sociale in una quotidianità che vive anziché sopravvivere. Qualche anno fa l’ONU aveva diramato i risultati di un’indagine che metteva in evidenza come, nel mondo, vi fossero 365 milioni di persone Disabili; questo dato includeva tutti.

Zurich – Zurich Insurance Group – mette invece in evidenza il numero di Disabili in età da lavoro. Il primo dato da rilevare è che si parla di un numero maggiore di Disabili, 386 milioni anziché 365, ma l’incremento è maggiore rispetto alla differenza di questi due valori proprio perché Zurich prende in esame solo i soggetti in età lavorativa.

L’indagine di Zurich – Income Protection Gaps: a growing global challenge – interessa le persone dai 16 anni in poi. Il 25% della popolazione europea soffrirebbe di una qualche forma di patologia invalidante.

Questa realtà socio-economica porta inevitabilmente a considerazioni che valutano il benessere delle famiglie all’interno delle quali è inserito un soggetto Disabile che può essere nato tale ma che, soprattutto, può essere diventato Disabile perdendo l’opportunità di contribuire al reddito del nucleo.
Partner di Zurich in questa ricerca è l’SSEE – Smith School of Enterprise and Environment ~ Oxford University – che evidenzia come le famiglie colpite da Disabilità si rivolgano principalmente allo Stato.
La crisi economica sembra indurre i nuclei famigliari a una maggiore autotutela finanziaria in virtù di un minor budget dei vari welfare.

A fare le spese di un minor benessere delle famiglie all’interno delle quali vi è un Disabile è anche la produttività delle aziende che vedono, e vedranno, ridurre le proprie stime di vendita. In America, negli USA, si valuta che questo fenomeno potrà giungere a determinare una diminuzione della produttività pari a 150 miliardi di dollari all’anno.

È quindi necessario definire un programma a lungo termine affinché i Disabili che possono lavorare sempre più guardino al mondo del lavoro come fonte di reddito e benessere oltre che come strumento di inclusione sociale.
È altresì necessario ridefinire le strategie politiche e sociali affinché i singoli Stati – Italia in testa – non incoraggino, se non addirittura vietino, il pensionamento dei Disabili che possono avere chance lavorative.

In Italia il welfare crede di sostenere i Disabili e le loro famiglie attraverso la pensione di invalidità che si può percepire in giovane età – torneremo presto sull’argomento – definendo così un vizio culturale per cui il Disabile che diventa pensionato non dovrà più lavorare per non rischiare di perdere i sussidi acquisiti.
I genitori sono poi le prime figure a frenare qualunque scelta del figlio venga indirizzata verso il mondo lavorativo. Infatti i genitori preoccupati per il Dopo di Noi pensano che sommando pensione di invalidità, assegno di accompagnamento e le loro reversibilità spettanti al figlio si generi una piccola ricchezza garantita affinché il loro caro abbia di che pagare una badante o comunque una soluzione che gli garantirà una vita dignitosa.

Purtroppo il ragionamento sviluppato dai genitori nella sua correttezza “matematica” degenera e squalifica il valore di una vita che invece ha il diritto di vivere e non di sopravvivere.
I genitori non sbagliano.
A sbagliare sono le istituzioni che non sono mai state illuminate dalle associazioni di categoria affinché si ponesse fine a questa perversione per cui è meglio tenere in casa di fronte alla TV il figlio anziché far di tutto perché si dia da fare e contribuisca a far marciare la locomotiva economica del proprio Paese.

I welfare hanno il dovere di soccorrere le realtà bisognose o meno abbienti. Ancor più hanno il dovere di progettare una cultura inclusiva che introduca il Disabile nel mondo del lavoro evitando che si prospettino situazioni come quelle emerse dalla ricerca promossa da Zurich e SSEE.

A brevissimo torneremo sull’argomento con differenti articoli, anche di carattere propositivo, per normative che riconsiderino la soluzione della pensione di invalidità come forma di sostegno al Disabile e/o alla sua famiglia.

Riportiamo qui di seguito la dichiarazione di Christof Terrin – Ceo Global Life e General Insurance – di Zurich: «Zurich, in qualità di assicuratore globale, ha la responsabilità e un ruolo importante da svolgere per aumentare la consapevolezza e aiutare la società a limitare il rischio di perdere il proprio reddito da lavoro. La ricerca internazionale condotta con l’università di Oxford (SSEE) è finalizzata a stimolare il dialogo e la collaborazione necessari tra governi, imprese e cittadini.».

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A proposito dell’autore

Carlo Filippo Follis

Sono nato il 25 febbraio del 1963 ed a 23 anni ho coronato il mio primo sogno d'impresa: un'attività commerciale che durò per circa vent'anni. Dopo un periodo sabbatico fondai nel 2009 Ideas & Business S.r.l. che iniziò la sua opera come incubator di progetti. Nel 2013 pensai di concretizzare un sogno editoriale: realizzare un network di testate online. DisabiliDOC.it è la seconda testata attiva dal 16 febbraio 2015. Altre già pensate e realizzate prenderanno vita pubblica nei prossimi mesi. Per ora scrivo per passione come per passione ho sempre lavorato per giungere alla meta.

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