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Expo 2015 e le lacune di una cultura

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«Un’opportunità persa», Alberto Fontana – Presidente LEDHA – aveva ragione. Cerchiamo di capire i motivi di questa opportunità persa.

Non vogliamo ripetere le parole già lette sui quotidiani nazionali. Articoli come «I disabili insoddisfatti da “Pochi servizi, è tutto in ritardo”» de IlGiorno.it o «Expo, la polemica tra i disabili» de IlGiornale.it sono sufficienti per capire qual è il problema di questi giorni e forse quello che permarrà durante tutta la durata dell’Expo.

Vediamo piuttosto di capire perché nel 2015 i Disabili debbono ancora lamentarsi per tutto quanto non viene pensato a soddisfacimento delle loro reali necessità. È sicuramente un problema di cultura e i primi responsabili sono gli stessi Disabili e le Associazioni che li tutelano.

Iniziamo con il puntare i riflettori su semplici ma importanti problematiche culturali. L’Italia è il Paese in cui i Disabili – e le loro Associazioni (quasi tutte) – hanno accettato che venisse inventata la denominazione di «Diversamente Abili»; c’è quindi da chiedersi che necessità abbiamo se siamo Diversamente Abili ma comunque abili.
Io sono nato Disabile e se qualcuno non soddisfa le mie necessità non risolvo diversamente le mie problematiche. Probabilmente non sono abbastanza evoluto da essere Diversamente Abile. Questo mi porta a pensare che chi si lamenta per l’Expo abbia ragione, ma che sia anche molto italiano nel comportamento ossia abituato solamente a lagnarsi quando qualcosa non va.

In questi giorni – a Expo aperto – si stanno tenendo dei tavoli di lavoro cercando di capire come risolvere le lacune presenti all’interno dell’area espositiva. Vi sono Associazioni che debbono sconsigliare la visita all’Expo invitando i Disabili ad attendere quei 30-40 giorni affinché la situazione possa trovare una soluzione e che quindi possano giungere materiali e servizi di supporto che non ci sono ancora.

Sino a quando gli italiani sbagliano in casa propria è triste ma il danno è limitato. Quando però gli italiani sbagliano nel contesto dell’Esposizione Universale commettono un errore mondiale su suolo italiano.
Questo Expo non è il “solito salone”. È un’occasione in cui tutti i paesi della terra si ritrovano per presentare se stessi, i loro prodotti, la loro cultura e tutto quanto hanno da offrire nell’ambito anche di un tema specifico che varia da edizione a edizione.

Detto ciò a noi dispiace per i Disabili ma sinceramente ci dispiace di più per il nostro Paese che da anni fa una magra figura nei confronti della nostra categoria per non aver mai previsto quello che in altre nazioni è disponibile da decenni e oggi riconferma questa magra figura agli occhi del mondo.

Se avessimo dei governi in grado di agire in maniera seria – nello specifico – dovremmo ricevere oggi la notizia che per Decreto Legge tutti quegli studi tecnici che non hanno contemplato ciò che invece era utile inserire nei progetti saranno obbligati a restituire il 100% di quanto percepito a beneficio di un fondo che sarà destinato alla realizzazione di opere pubbliche o assistenziali a sostegno dei Disabili.
Se in Italia chi sbaglia iniziasse a pagare non vi sarebbero inaugurazioni fatte a cantieri aperti, non vi sarebbero strutture inaccessibili, l’estro degli architetti si manifesterebbe in una forma tale da non dover calpestare le esigenze di qualcuno e la possibilità di vistare un Expo – nel 2015 – sarebbe veramente di tutti.

Questo articolo può sembrare rigido, intollerante, eccessivo ma mai quanto occorrerebbe essere rigorosi per cancellare un mal costume e una cultura che non sono certamente adeguati ai tempi.
Ricordiamo, a sostegno di quanto detto, che un nostro connazionale è uno dei membri della prima spedizione che partirà per Marte. Viviamo quindi in un’epoca storica in cui è possibile calcolare l’inclinatura di una rampa o inserire in un progetto un’ascensore a vetri per Disabili, Anziani, Mamme con i passeggini e Tutti coloro che per qualunque motivo non possono utilizzare le vie comuni.

È veramente ignobile che l’Esposizione Universale faccia pagare il biglietto ai visitatori di oggi che non vedranno, o non usufruiranno, di un’Expo completo. Questa è una mancanza di rispetto nei confronti di quei visitatori che celebriamo nei TG come il successo di una manifestazione, come quel numero di persone che non ci aspettavamo giungesse in così pochi giorni e come chi per primi ha celebrato un grande evento italiano e mondiale.

In chiusura c’è solo da prendere atto delle parole pronunciate dal Presidente della LEDHA Alberto Fontana che ha definito giorni fa questo Expo – questo grande evento – una occasione persa.

La parte più triste è che se ne perderanno molte altre se non inizieremo a cambiare ma non bisogna aspettare le necessità per cambiare. Bisogna agire ora affinché si costruisca una mentalità pronta a riscrivere tutto quanto non è oggi più accettabile.

Forse il punto di partenza sarebbe quello di abolire la definizione di «Diversamente Abili» per tornare a quella più credibile, veritiera e anche onorevole di Disabili.

Image Credits: Ilgiornale.it

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About Author

Carlo Filippo Follis

Sono nato il 25 febbraio del 1963 ed a 23 anni ho coronato il mio primo sogno d'impresa: un'attività commerciale che durò per circa vent'anni. Dopo un periodo sabbatico fondai nel 2009 Ideas & Business S.r.l. che iniziò la sua opera come incubator di progetti. Nel 2013 pensai di concretizzare un sogno editoriale: realizzare un network di testate online. DisabiliDOC.it è la seconda testata attiva dal 16 febbraio 2015. Altre già pensate e realizzate prenderanno vita pubblica nei prossimi mesi. Per ora scrivo per passione come per passione ho sempre lavorato per giungere alla meta.

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