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No alla prostituzione, si agli assistenti sessuali per Disabili?

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Nell’infinito mare di ipocrisia italiana nasce una nuova iniziativa in grado, quanto meno per ora, di illudere i Disabili su una loro vita sessuale soddisfacente o quantomeno “accarezzata”.

Prima di scrivere questo articolo ho cercato di trovare in Internet un documento che definisse in maniera precisa il ruolo e le funzioni dell’assistente sessuale. Non ho trovato niente di ufficiale ed esaustivo se non articoli di giornale che celebrano i primi successi di un’iniziativa che pare, o meglio così è, partire dalla regione Toscana.

I Disabili che hanno esigenze sessuali esistono da quando esistono gli stessi Disabili. Quelli che potrebbero trarre il massimo vantaggio dall’attività sessuale che completerebbe – in parte – la loro vita sono quegli stessi Disabili che non hanno tanto bisogno di una figura professionalizzata quanto di una figura attiva.

L’Italia diversi decenni fa ha bandito le case chiuse dalle attività che si possono esercitare in questo paese. Però l’Italia non ha mai reso illegale la prostituzione, semplicemente ha creato mille stratagemmi che fungono da deterrenti e che, quasi sempre, non colpiscono chi esercita la prostituzione ma chi ne fruisce.
Una legge di qualche anno fa stabilì che il cliente della prostituta, maschio o femmina che sia, venga multato con il ricatto morale, e forse anche reale, di vedersi recapitare a casa la multa con tanto di specifiche relative al motivo per il quale questa è stata data. Questa legge fece anche una vittima ma questa è un’altra storia.

Non è un segreto che vi siano molti, ma molti, Disabili fra i clienti del mondo della prostituzione. Non solo, è anche noto che molti di questi – per non vivere la clandestinità italiana nel fruire un servizio che serve a una vita megliore – risparmiano durante tutto l’anno per concedersi due, tre o quattro settimane in paesi come l’Olanda dove potranno non solo frequentare prostitute abituate ad avere clienti Disabili ma soprattutto prostitute che non raddoppiano la tariffa a fronte di un servizio erogato a persona con disabilità.

Lo stato italiano non è ancora riuscito a concepire una legge a livello nazionale a sostegno della “Vita Indipendente” che il Disabile dovrebbe vivere come supporto al raggiungimento di un livello qualitativo accettabile per vivere e non solo sopravvivere. Cosa più importante un finanziamento alla Vita Indipendente, in moltissimi casi, si inserirebbe nell’ambito di quella realtà che vede i Disabili sopravvissuti ai propri genitori e, quindi soli, senza aiuti a sostegno del futuro.

Questa stessa Italia che non riesce a garantire un progetto di Vita Indipendente ai suoi concittadini Disabili è la stessa che per motivi morali non incassa quanto dovrebbe dal mondo della prostituzione in termini di reddito. Il gettito fiscale proveniente da una prostituzione legalizzata potrebbe finanziare un progetto di Vita Indipendente per ogni Disabile italiano che poi sarebbe anche in grado di trovare a proprio gusto la propria, o il proprio, “assisterete sessuale” su quelle che una volta chiamavamo pagine gialle.

Mi viene da sorridere all’idea che l’Italia in un momento di crisi come l’attuale sia in grado di investire su una figura professionale da formare prima e da stipendiare poi affinché a qualche manciata di Disabili – rispetto all’intero palcoscenico italiano – venga tolto il prurito da una figura concessagli dall’ASL.

Mondo della politica, ogni tanto ti chiedi cosa pensa il Disabile, quello DOC, in merito alle tue pensate?

Viviamo in un periodo in cui l’INPS finisce in tribunale, perdendo la causa, per aver tolto la pensione o l’assegno di accompagnamento al Disabile avente diritto perché dall’alto arriva l’ordine di risparmiare. Com’è possibile quindi immaginare che nello stesso paese, stiamo parlando della stessa Italia, possano convivere differenti e così contrastanti realtà?

Ho l’impressione che si stia pensando un esperimento per pochi. L’Italia dovrebbe cercare di limitare la spesa pubblica, ottimizzare le entrate e con quello che rimane investire su quelle lacune che da decenni gravano sulle necessità reali dei Disabili.

Non è creando delle massaggiatrici hot o dei massaggiatori firmati ASL che si risolverà il problema di chi oggi non riesce a vivere la propria sessualità. Semplicemente si graverà con questi costi anche sul padre di famiglia, che lavorando solo lui, dovrà sostenere questa ennesima follia che, ripeto, per motivi di fondi limitati non sarà comunque per tutti.

Disabili DOC non condanna minimamente la figura della terapista sessuale intesa come Lui o Lei in grado di dare un sorriso ad un corpo che altrimenti non avrebbe un partner. Disabili DOC mette semplicemente in discussione le basi su cui quest’idea si sta sviluppando, basi che non sono nazionali ma profumano come spesso accade di esperimento estemporaneo.

La vita per quanto lunga sia è breve. Quella di molti Disabili lo è molto di più. Vi sono alcune patologie che fanno apparire il Disabile 30enne un miracolato perché molti suoi colleghi, di patologia, non vivono tanto.
A fronte di ciò bisognerebbe pensare, d’ora in avanti, che quando si agisce è necessario farlo con la consulenza dei Disabili stessi, di coloro che sanno ciò di cui hanno bisogno. Bisognerà anche mettere da parte falsi moralismi, giochi politici e bisticci di bandiere per evitare di produrre iniziative inutili e giungere invece a soluzioni definitive. Questo anche per risparmiare sullo sperpero che graverebbe sul contribuente.

Negli anni ’90 scrissi un articolo dal titolo «La morale amorale rende il Disabile non trombante». L’articolo fu tagliato e il titolo venne riscritto ma sostanzialmente la grande verità che riassumevo nel titolo originale è la realtà di oggi. A fronte di una moralità che dobbiamo celebrare, ma che non viviamo, lasciamo il Disabile ancora oggi a bagnomaria nei suoi problemi.

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About Author

Carlo Filippo Follis

Sono nato il 25 febbraio del 1963 ed a 23 anni ho coronato il mio primo sogno d'impresa: un'attività commerciale che durò per circa vent'anni. Dopo un periodo sabbatico fondai nel 2009 Ideas & Business S.r.l. che iniziò la sua opera come incubator di progetti. Nel 2013 pensai di concretizzare un sogno editoriale: realizzare un network di testate online. DisabiliDOC.it è la seconda testata attiva dal 16 febbraio 2015. Altre già pensate e realizzate prenderanno vita pubblica nei prossimi mesi. Per ora scrivo per passione come per passione ho sempre lavorato per giungere alla meta.

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