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Il Maestro Ezio Bosso celebra i 70 anni della Repubblica italiana e ci fa riflettere

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In esclusiva per il Corriere TV il Maestro Ezio Bosso ricorda le origini dell’inno di Mameli, i 70 anni della Repubblica italiana ed elogia una Repubblica che difende per costituzione i più deboli.

Il Maestro Ezio Bosso – divenuto Disabile nel corso della sua vita – parla dell’inno di Mameli, ricorda le sue origini, la passione dei suoi autori, celebra i 70 anni della Repubblica italiana e ci porta a riflettere. Prima però vi consigliamo di godervi appieno il monologo proposto dal video e la musica del Maestro che reinterpreta l’inno di Mameli, il Canto degli italiani.

Questo mese Disabili DOC non vi ha ancora proposto il suo editoriale e la sua copertina, questi due articoli sono importanti e devono proporre argomenti che portino a riflettere e che consiglino soluzioni per il D-Mondo. Arriveranno forse in ritardo ma arriveranno.
Oggi vi vogliamo proporre un articolo breve in gran parte scritto dal monologo del Maestro Ezio Bosso che dovreste già aver ascoltato tramite il video inserito nell’articolo. C’è una frase, un pensiero del Maestro che ha stimolato la nostra attenzione: la Repubblica italiana e la sua Costituzione alla base hanno la difesa dei più deboli, di coloro che hanno bisogno della patria per essere patrioti, di coloro che hanno bisogno della patria perché hanno bisogno di vivere la patria, di coloro che hanno bisogno della patria semplicemente per essere notati al pari degli altri patrioti.

L’Italia è un grande Paese. Solitamente i grandi lo sono in tutto, quindi lo sono nel bene e nel male. La domanda “cattiva” che ci vogliamo porre è: quanto questa Repubblica ha fatto per il D-Mondo negli ultimi 70 anni?

Indipendentemente dalla soddisfazione o dall’insoddisfazione degli italiani – quindi anche dei Disabili – la nostra Repubblica è comunque sempre il nostro Paese. Questo però non basta per sottoscrivere la bontà di ogni cosa.
La Costituzione è stata scritta bene ma non sempre viene ricordata da quei politici che governano la nostra Repubblica. Noi, qui su Disabili DOC, sottintendiamo che per più deboli si intenda quelle persone che non possono da sole vivere dignitosamente una vita. Per noi è spontaneo associare al concetto di più deboli la categoria che rappresentiamo sebbene questa definizione ci stia molto stretta perché i Disabili non sono soggetti deboli ma accettiamo una “descrizione popolare” per evitare di essere polemici anche sul frasario più elementare.

La Costituzione non mente. O meglio, lo fa solamente attraverso le azioni di chi non rispetta i principi che essa stessa difende tramutando la mobilità dei suoi propositi in menzogne applicate alla realtà a causa di una latitanza propria di tutti coloro che dovrebbero agire a tutela dei diritti dei Disabili e anche con la missione di formare le menti dei legislatori che altrimenti promulgheranno sempre leggi orfane di quei dettagli che le potrebbero invece rendere di tutti.
Nei tribunali viene messa in evidenza una frase: «La legge è uguale per tutti». La frase è corretta, tuttavia bisognerebbe ricordare anche che una parte di quei tutti vivono delle originalità che li dovrebbero mettere nella condizione di vivere molte normative in adeguamento alle loro condizioni. Non sarebbe un privilegio, bensì solamente una condizione di equità per pareggiare i conti con una condizione che ha ridotto le capacità residue dell’individuo che pur continuando a essere uno dei tanti simili di tutti gli italiani ha qualcosa di fuori dal comune.

Sarebbe forse il caso di ricordare qualche episodio lampante di assenza delle istituzioni e quindi di come la Costituzione non sia stata applicata ma forse non è questo il momento di massacrare gli incompetenti perché forse è più giusto – anche qui su Disabili DOC – celebrare lo spirito di quei Padri Fondatori che seppero prevedere ciò che era utile come base costituzionale e culturale di una grande Repubblica. Unica pecca fu quella di non prevedere delle giuste punizioni per coloro che agiscono nella consapevolezza o nell’inconsapevolezza di ciò che è pari a non rispettare quel libro su cui si fonda la Repubblica italiana: la Costituzione.

Forse l’augurio che ci si può fare è che nei prossimi anni i Disabili, le Associazioni, le Fondazioni e le Federazioni siano molto più aggressivi affinché possano ottenere quello che molte minoranze non hanno chiesto ma bensì hanno urlato in piazza sino a quando la Repubblica non ha concesso loro l’evoluzione di un diritto che era giunto a maturazione.
Il futuro di un D-Mondo “come si deve” è, come diciamo sempre, nel Protagonismo di noi Disabili.

Image Credits: Video.corriere.it

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About Author

Carlo Filippo Follis

Sono nato il 25 febbraio del 1963 ed a 23 anni ho coronato il mio primo sogno d'impresa: un'attività commerciale che durò per circa vent'anni. Dopo un periodo sabbatico fondai nel 2009 Ideas & Business S.r.l. che iniziò la sua opera come incubator di progetti. Nel 2013 pensai di concretizzare un sogno editoriale: realizzare un network di testate online. DisabiliDOC.it è la seconda testata attiva dal 16 febbraio 2015. Altre già pensate e realizzate prenderanno vita pubblica nei prossimi mesi. Per ora scrivo per passione come per passione ho sempre lavorato per giungere alla meta.

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