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Disabili e Nani fanno audience, la RAI scivola su una frase infelice?

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L’agenzia AGI riporta la frase inserita in un casting RAI che recita: «Cercasi un attore 15/18 anni nano o con altra disabilità che trasmetta tenerezza». I Disabili si indignano, hanno ragione o torto?

Prima di esprimere il parere di Disabili DOC – e il mio – relativamente alla necessità da parte della RAI di reclutare un attore Disabile o Nano al fine di catturare l’attenzione del pubblico attraverso un sensibile pietismo, vi segnalo alcuni titoli di articoli che hanno già invaso il web:

  1. Cast per la Rai: “Cercasi disabili, ispirano tenerezza”. Nicoletti: “#Tenerezzastocazzo”
  2. Casting per disabili “che facciano tenerezza”. Rivolta contro la Rai
  3. “Cercasi nani o disabili che trasmettano tenerezza”, bufera su un casting Rai
  4. «Noi disabili non siamo teneri»
  5. Frase-choc su disabili nel casting per la fiction della Archibugi
  6. Bufera sul casting per disabili della nuova fiction Rai

Come seconda premessa, per chi non mi conoscesse, sono Disabile dalla nascita e quindi le valutazioni che seguiranno non sono solo scritte da un giornalista ma provengono da un D-Giornalista che ha la presunzione di avere una D-Sensibilità nonché un’onestà intellettuale che potrebbe stupirvi.

Ciò detto, indipendentemente dall’apparente indelicatezza della frase pubblicata dalla RAI, io difendo la RAI. Non la difendo per come ha gestito la sua comunicazione ma la difendo perché è semplicemente interessata a dare spazio a una figura Disabile che completerà un programma nel quale altrimenti mancherebbe un rappresentante del D-Mondo, quindi un Disabile.

È verissimo, i Disabili non sono teneri, non sono nemmeno indifesi, ma sono spesso dei grandissimi rompicoglioni che manifestano questo loro atteggiamento nel farsi sentire quando invece dovrebbero agire indipendentemente da una frase RAI o altro motivo pretestuoso. Sbagliano anche i giornalisti a dare troppo spazio a una comunicazione che diventa volgare nell’hashtag #TenerezzaStoCazzo.

Disabili DOC sin dall’inizio ha sempre promosso il protagonismo dei Disabili che è tutt’altra cosa rispetto a un esibizionismo isterico che mette i puntini sulle “i” di una frase scritta certamente senza cattiveria ma altrettanto certamente da una persona che, come il resto della società italiana, non ha una visione corretta di chi è il Disabile in Italia e nel mondo.

Il fatto che in una fiction venga inserito un Disabile è di per sé tanto importante da perdonare chi può aver comunicato con poca sensibilità la necessità di trovare un D-Attore o una persona affetta da Nanismo che trasmettesse empatia, emozione e tutto quanto un attore deve portare sul piccolo e sul grande schermo.
Lode quindi al merito della regia e di tutti coloro, produttori inclusi, che hanno pensato a inserire un Disabile nel progetto cinematografico. La mia lode, quella di Disabili DOC, è subordinata al risultato che ovviamente non dovrà presentare l’attore Disabile in maniera pietistica ma dovrà proporre quel D-Attore in maniera tale da esaltarne le capacità lasciando al pubblico la gestione dei propri sentimenti che sicuramente risulteranno variegati.

Purtroppo, e di questo bisogna prenderne atto, nella cinematografia italiana il Disabile spesso riveste un ruolo che deve emozionare evidenziando le sue stesse D-Caratteristiche mentre invece all’estero l’attore Disabile spesso ricopre ruoli centrali che non raccontano la sua Disabilità ma che semplicemente inseriscono il soggetto con Disabilità come protagonista di una storia.

Una delle più belle interpretazioni di un Disabile fu quella di Raul Bova nel film Indovina chi viene a Natale. Il suo ruolo non solo era scevro da atteggiamenti stereotipati e fondati su una falsa visione del Disabile ma metteva anche in risalto – e lo faceva anche in maniera cruda – la visione che la società italiana ha dei Disabili. L’apice di tutto ciò si vide in un monologo di Raul Bova che spiegò in maniera cruda come il mondo lo vedeva, quindi come il mondo e la società vedeva il Disabile.

I giornalisti non sono preparati a parlare di Disabilità perché semplicemente non la conoscono come non conoscono i Disabili. Per questo motivo sono comparsi molti articoli in difesa di nulla ma con la sensazione di dare tutela a una minoranza che certamente la RAI non ha offeso, anzi, la RAI si è semplicemente ricordata che esiste un D-Mondo.

Ribadisco ancora con forza un concetto: Disabili isterici e giornalisti impreparati dovrebbero evitare di creare dei casi che semplicemente non esistono ed evitare di creare delle frizioni proprio in occasione di un momento importante in cui sembra che qualcuno si ricordi che esistiamo anche noi.

Quindi, cari colleghi Disabili, siate meno isterici e più protagonisti. Solo così le persone inizieranno a comprendere chi siamo, quanto valiamo, cosa vogliamo, cosa desideriamo etc. tanto da redigere frasi forse meno criticabili e semplicemente più sterili perché rivolte a un mondo che non farà più tenerezza perché magari avrà avuto l’occasione – sempre tramite il nostro protagonismo – di mostrare i propri attributi.

Image Credits: Azisanrovigo.it

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About Author

Carlo Filippo Follis

Sono nato il 25 febbraio del 1963 ed a 23 anni ho coronato il mio primo sogno d'impresa: un'attività commerciale che durò per circa vent'anni. Dopo un periodo sabbatico fondai nel 2009 Ideas & Business S.r.l. che iniziò la sua opera come incubator di progetti. Nel 2013 pensai di concretizzare un sogno editoriale: realizzare un network di testate online. DisabiliDOC.it è la seconda testata attiva dal 16 febbraio 2015. Altre già pensate e realizzate prenderanno vita pubblica nei prossimi mesi. Per ora scrivo per passione come per passione ho sempre lavorato per giungere alla meta.

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