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Contrassegno parcheggio per Disabili: invita a riflettere!

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Viene abbandonato il vecchio contrassegno per il parcheggio riservato ai Disabili per conformarci alle normative europee e a una riconoscibilità iconografica valida per tutta la UE. Cambia il cartoncino ma le problematiche relative alla mobilità del Disabile rimangono inalterate.

I Disabili hanno tanti problemi ma anche qualche diritto. Uno di questi è la possibilità di parcheggiare in zone riservate a chi possiede il contrassegno per i parcheggi riservati ai Disabili, si può anche passare in aree urbane dove molti altri mezzi non possono transitare, ad esempio, le aree ZTL.

Il cartoncino, di generose dimensioni, che ci ha accompagnato sino ad ora e di colore arancione è stato mandato in pensione già da tempo da una normativa europea recepita anche dall’Italia. Il primo vantaggio che si ha è quello di poter viaggiare tranquillamente in tutti i Paesi membri certi che le varie polizie sapranno riconoscere il nostro cartoncino distintivo.

Per farvi capire l’importanza di questo fattore ricordiamo che qualche anno fa alcuni comuni italiani, eccessivamente zelanti nei confronti della legge sulla privacy, stamparono dei contrassegni privi del simbolo della carrozzina. I Disabili che li usarono all’estero fecero man bassa di multe che costarono ben più dell’intera vacanza. Ecco perché è importante essere riconosciuti per ciò che siamo ed essere tutelati in base alle nostre necessità.

Lo storico contrassegno arancione rimane in vigore e sarà sostituito su esplicita richiesta o alla scadenza del medesimo che, ricordiamo, ha una validità di 5 anni anche per quei casi in cui la disabilità è permanente.

Chi dovesse recarsi all’estero con l’automobile è però invitato a richiedere l’aggiornamento del proprio vecchio contrassegno affinché sia in possesso di quello comunitario e non incorra nelle vecchie problematiche che videro molti Disabili messi in discussione come tali in Paesi stranieri.

Sin qui abbiamo parlato di quello che potrebbe essere il supporto del nostro diritto, in altre parole di un cartoncino che cambia colore e che quindi passa da arancione a blu. Siamo però sicuri che questo cartoncino, indipendentemente dal colore, ci dia la sicurezza di poter viaggiare in libertà nel rispetto dell’occupazione di aree a noi riservate e nella percorrenza di strade che al loro inizio riportano il permesso di transito per i nostri mezzi?

La risposta a questa domanda è no.

Avere diritto al contrassegno non equivale ad avere quello di girare in lungo e in largo le nostre città e passare per quelle vie a cui noi è concesso passare a differenza di quei mezzi non autorizzati. Come si narra all’inizio di molte fiabe “C’era una volta” la convinzione che si potesse viaggiare ovunque l’affissione del nostro simbolo fosse presente. Questa è una mezza verità. Seppure dotati di contrassegno dovrete comunicare al comune in cui vi state addentrando la targa del vostro mezzo e attendere l’accettazione del permesso al passaggio in aree ben specifiche come quelle più centrali e/o ZTL.

Chi è Disabile sa bene che di problemi ne ha già tanti. Tante volte non riusciamo neanche a pianificare una serata al cinema, figuriamoci se riusciamo a pianificare il giorno esatto in cui bisognerà transitare per una certa zona, ad esempio ZTL, di una città che magari non conosciamo neppure. Com’è possibile immaginare di poter possedere tutti i permessi in regola per circolare non “liberamente” ma semplicemente nel rispetto di quei diritti che ci hanno offerto.

Sino ad una certa data – non abbiamo indagato sul giorno esatto – vigeva la regola che obbligava l’esposizione del contrassegno sul parabrezza anteriore della macchina sulla quale il Disabile viaggiava. Questo permetteva di riconoscere che quel dato mezzo trasportava un avente diritto. Arrivò poi la legge sulla privacy e i comuni dovettero ruotare di 180° le telecamere che, per la privacy appunto, non potevano più riprendere la parte frontale del mezzo, quindi anche il parabrezza, con il rischio di scattare una foto a chi sedeva nell’abitacolo: soggetti da tutelare in base alla legge sulla privacy.

Questo portò all’impossibilità di identificare i mezzi dotati di contrassegno. Nessuno ha mai detto o proposto di esporre il contrassegno sul parabrezza posteriore. La morale della favola è che grazie alla legge sulla privacy, oggi, i Disabili non possono più essere riconosciuti come tali e con loro i loro mezzi.

È paradossale che una legge, per quanto sbagliata sin dal primo giorno che venne varata, non tenga conto di quei casi straordinari dove l’applicazione della stessa trasforma la propria tutela in azione lesiva.

Vorrei, ma piacerebbe a molti Disabili, che qualcuno ci spiegasse come poterci muovere nell’abito del paese Italia senza dover produrre una quantità innumerevole di carta che deve essere moltiplicata per ogni comune in cui si pensa di passare. Quest’ultimo dettaglio è qualcosa di impossibile se si immagina che il viaggio può essere una vacanza anziché qualunque altro tipo di spostamento da A a B e ritorno.

Viviamo in un pese splendido, meraviglioso, tutto da scoprire. Un Disabile che volesse fare delle ferie itineranti andando dalla Val d’Aosta al Trentino sino alla Sicilia passando per la Costa Adriatica, quella Amalfitana, lo splendido Salento per poi arrivare giù al traghetto che lo condurrà in Sicilia, quanti permessi dovrebbe portare con sé?
Avrebbe sicuramente bisogno di agganciare al proprio mezzo un carrello trasportatore perché la quantità di carta sarebbe considerevole ma solo una persona speciale potrebbe prevedere esattamente un itinerario che rimarrebbe invariato.
E se volessimo cambiare percorso? Se leggendo la scritta Grotte di Frasassi ci venisse voglia di svoltare, manderemmo in frantumi la nostra legalità, i nostri permessi?

L’Italia sta andando verso l’anagrafe unica. L’augurio che dobbiamo farci è che questo sia il primo strumento per bollare il Disabile in quanto tale e offrirgli il reale mantenimento dei sui diritti indipendentemente da tortuosità burocratiche che sono complesse da gestire anche per chi non ha problemi.

Quello che deve fare riflettere è come sia possibile che vi siano più di 2.600 Associazioni operanti nel sociale, Federazioni varie e Blog che urlano i diritti del Disabile da anni ma che non vi sia, ad oggi, una voce corale e decisa a risolvere il problema della mobilità. Come tanti altri problemi sono da risolvere.
Ci sentiamo, mi sento, preso in giro da una società e dai miei colleghi Disabili che non agiscono. Sembra che tutto vada bene, sembra che ogni cosa abbia la propria normativa ma il problema è che non tutto va bene e che non tutte le normative sono pensate bene.

Arriverà il giorno in cui un Disabile, che ha ricevuto dal proprio Sindaco il contrassegno per viaggiare dove gli è consentito, potrà viaggiare per l’Italia senza dover pensare prima quei luoghi per i quali dovrà dichiarare il suo transito?

Questo capita a chi deve trasportare delle armi, anche in maniera legittima. Siamo paragonabili ad armi pericolose? Ovviamente no ma la complessità della burocrazia ci fa immaginare una certa vicinanza all’essere una pistola o una carabina (questa è chiaramente una provocazione).

Ritorneremo, e con forza, su questo argomento. Speriamo di trovare i giusti canali per proporvi delle risposte efficaci a un problema che sembra banale ma che non lo è. Si deve riscrivere una procedura che potrebbe scoraggiare il Disabile a uscire anche quelle poche volte in cui può permettersi di farlo.

In ultimo una preghiera pronunciata da Disabile e da Direttore Editoriale di questa testata: finiamola di sperperare il denaro di contribuenti nell’affissione di cartelli intrisi di ipocrisia, retorica e completamente inutili come quello che recita: «Vuoi il mio posto? Prendi il mio Handicap!».
In altri Paesi certe frasi non si leggono, se qualcuno si permettesse di parcheggiare in un posto rservato vi sarebbe chi lo metterebbe in condizione di non muovere la macchina da dove si trova.

Non basta realizzare posti dedicati ai Disabili, bisogna difenderli con convinzione e legalità.

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About Author

Carlo Filippo Follis

Sono nato il 25 febbraio del 1963 ed a 23 anni ho coronato il mio primo sogno d'impresa: un'attività commerciale che durò per circa vent'anni. Dopo un periodo sabbatico fondai nel 2009 Ideas & Business S.r.l. che iniziò la sua opera come incubator di progetti. Nel 2013 pensai di concretizzare un sogno editoriale: realizzare un network di testate online. DisabiliDOC.it è la seconda testata attiva dal 16 febbraio 2015. Altre già pensate e realizzate prenderanno vita pubblica nei prossimi mesi. Per ora scrivo per passione come per passione ho sempre lavorato per giungere alla meta.

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